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giovedì 7 marzo 2013

Sono una donna, non sono una santa


Eccomi qui! Non sono sparita nelle ultime due settimane, soltanto, entrata in una fase di stanchezza da “inizio primavera”, in cui tutto mi costava fatica. Anche scrivere. Ma ora sono tornata, viva, vegeta e più logorroica che mai!

Domani è l’8 marzo e, oltre ad essere il compleanno di mia zia, è anche la Festa della Donna. Ogni anno questa data mi fa venire i brividi. Per quello che è diventata. Vi racconto un aneddoto. Quando ero una giovane matricola tutti i venerdì sera, cascasse il mondo, andavo a ballare con i miei amici in una nota discoteca milanese molto in voga tra gli universitari di inizio millennio, Le Banque. Mi divertivo come una matta, soprattutto quando in fase pre chiusura partivano i revival. Ma bando alla malinconia! Un anno, credo fosse il 2001, la Festa della Donna cadde di venerdì. Io ero lì, come tutte le settimane, con i miei amici. Ma quella sera vedevo una fauna diversa. Una torma di tardone si aggirava inquieta nel locale. Ingenuamente, pensai fossero i soliti gruppi di amiche che aspettano l’8 di marzo per scappare dalla routine coniugale e fare un po’ di caciara fra donne. Mal me ne incolse invece! Nel bel mezzo della serata, la musica si interrompe, la pista si svuota e le luci vengono puntate al centro. E a quel punto, compare lui: lo spogliarellista. Un abominevole palestrato sui 35 anni, capelli plastificati dal gel in una acconciatura alla Magic Silvan, divisa da Man in Black che, al ritmo di Hot Stuff e simili amenità, è stata sostituita dall’orrore che il mio cervello temeva ma rifiutava di accettare: il muscolo gommoso marrone di lucido e le pudenda coperte da un perizoma maculato. Io ero annichilita contro una colonna. Non tanto per il penoso spettacolo di un poveretto che si arrabattava in qualche maniera per campare, quanto per le succitate signore. In preda ai più turpi deliqui e tardivi sconvolgimenti ormonali, si gettavano addosso all’unto nella speranza di palpeggiarlo, attirarne l’attenzione o di carpirne le grazie. Per la prima volta nella mia vita, mi sono vergognata di essere una donna. Ma non tanto per la pietosa manifestazione di furore uterino e di somma volgarità cui stavo, mio malgrado, assistendo ma perché nel comportamento di quelle arpie inferocite riconoscevo il medesimo atteggiamento che per secoli ci ha reso succubi degli uomini, vittime di una società che ci riteneva oggetti da usare e gettare via.

Purtroppo, molto spesso la Festa della Donna si riduce a questo. A femmine isteriche che inseguono un uomo. A una mimosa spennacchiata che qualche provolone ti fa trovare sulla scrivania, ritenendo di essere galante. A squallide battute su un giorno speciale da festeggiare con le amiche, innalzando falli finti come vessilli. Io non mi riconosco in questo. Non voglio. E vorrei non dover vedere nulla del genere. Né domani, né mai. Perché le donne non sono e non devono essere questo. 


L'8 marzo 1972 la manifestazione di Roma si concluse con una carica della polizia che manganellò e disperse le manifestanti. La loro colpa? Avere portato in piazza cartelli che mostravano scritte quali «Legalizzazione dell'aborto omosessuale», «Matrimonio = prostituzione legalizzata».



Rileggete la data. 1972. Io sono nata 9 anni dopo. Un battito di ciglia. La legge consentiva il divorzio da soli due anni anche se non sarebbe stato formalmente riconosciuto fino al referendum del ’74 e l’aborto era illegale e lo sarebbe stato per ancora sei anni. Non so voi, ma quando sento parlare di divorzio o di interruzione di gravidanza, per quanto si tratti di scelte difficili e dolorose, sono abituata a considerarle diritti basilari, come andare a scuola o essere curata in caso di malattia. Per le nostre madri non era così. Non sto parlando di personaggi di cui si legge nei libri di storia, collocate in uno spazio – tempo indefinito, ma delle donne a noi più vicine. Le nostre nonne non potevano neppure votare. Che fortuna abbiamo noi? Quale grande privilegio abbiamo avuto? Vi immaginate cosa significhi vivere in un mondo dove se vuoi porre fine ad un matrimonio devi pregare Dio che tuo marito sia una persona civile e ti consenta di andartene senza ammazzarti? Vivere in un mondo dove se eri tu a tradire tuo marito e lui ti uccideva per questo, avrebbe avuto una pena lieve perché fino al 1981 la legge italiana prevedeva l’esistenza del delitto d’onore? Vivere in un mondo in cui, se per qualche ragione, non volevi o non potevi avere un figlio, dovevi scegliere se morire sotto i ferri di una mammana o essere perseguita dalla giustizia? Significa vivere nella paura e nella sudditanza. Nessuno si augura di dover prendere simili decisioni nella vita ma abbiamo il diritto di scegliere. Dobbiamo averlo. Siamo esseri umani, prima che donne o uomini. E abbiamo il dovere di comportarci come tali.

Tantissimo resta ancora da fare perché le donne siano davvero libere di poter vivere la propria vita, di potersi sentire sicure in ogni momento, anche per strada di notte, di poter avere i diritti che spettano ad una persona in quanto tale, uomo o donna che sia. Ma domani mi piacerebbe che fosse il giorno in cui celebriamo le donne (e gli uomini) che hanno combattuto perché tutto quello che oggi diamo per scontato diventasse una realtà, che ci hanno regalato un presente, che anche se difficile, è comunque nostro, a cui dobbiamo tutto e in memoria dei quali non dobbiamo mai smettere di lottare per la nostra dignità. A partire dalle piccole cose.

Auguri, amiche. Ve li faccio di cuore e spero che anche in quelli che farete e riceverete ci sia la speranza di un futuro ancora migliore per i nostri figli. Che deve partire da noi e dall’eredità che abbiamo ricevuto.



Vi bacio

SS

P.S. In queste due settimane di latitanza, il mio blog ha compiuto il suo primo mese. Grazie a tutti voi che avete letto, commentato, mi avete incoraggiato a scrivere. In ogni modo possibile. Avessi anche tre lettori (non credo siate molti di più) per me siete il mio pubblico, il bene più prezioso di una “parolaia” come me.

sabato 16 febbraio 2013

Sanremo 2013: appunti liber(tin)i


Attenzione, astenersi perbenisti e bigotti! Data l’ora, post senza censura! Ho aspettato che finisse Sanremo per qualche riflessione sparsa e ora, a poche ore dalla finale, sento che posso mettere nero su bianco i commenti maturati su questa edizione 2013.

I cantanti – a onor del vero non ho ascoltato tutte le canzoni, quindi mi sento di dare un giudizio solo sui finalisti. Elio voto 10. Canzone splendida nel suo assoluto nonsense. Strepitoso il travestimento da tenori obesi. Avrà causato una fitta di nostalgia nella vedova Pavarotti? Modà voto 5. Miracolati. Canzone insulsa. Non meritano una parola di più. Mengoni voto 10. Ok piace alla ragazzine. La canzone, molto orecchiabile in puro stile festival. Ma ad una inguaribile innamorata dell’amore “mentre il mondo cade a pezzi/io compongo nuovi spazi/e desideri che/appartengono anche a te/che da sempre sei per me/l'essenziale” non può che piacere.  Si prevedono canti a squarciagola e lacrime a fiume in macchina. Poi il giovanotto è grazioso, molto. Sospetto fortemente sia gay purtroppo (come il 95% degli uomini belli. Il restante 5 solitamente è sposato). Solo la passione sincera per l’augello può suscitare un’empatia così vibrante.  Bravo.


Gli outfit – mediamente terrificanti.  Alcuni flash di questa sera: Simona Molinari ha un fisico bellissimo perché guastarlo con una tenda rubata ad un centro massaggi cinese? I misteri della vita. Non Classificabile invece Malika Ayane. Ora, bella non è mai stata. Soprattutto non le perdono di essersi trombata (immeritatamente) il mio Cesarino e di averlo impunemente scaricato. Ma cosa le è capitato? Cos’ha dentro la testa il suo parrucchiere? Che look è? Una via di mezzo tra una portinaia di un film di Ozpetek e una meretrice mal messa di un film neorealista. Bocciata senza possibilità di recupero.



La conduzione – eh, qui signori miei, viene il bello! Che dire della conduzione? Onestamente penso che, solo in un paese alla deriva come l’Italia di questi anni, due mediocri come Fazio e Littizzetto possano suscitare ammirazione. Ma vado a spiegare più nel dettaglio. L’essenza di Fabio Fazio può essere racchiusa in un’unica parola: inutile. Un volto che da 20 anni a questa parte ricorda il testicolo rattrappito di un vecchio. Ma soprattutto il carisma di un testicolo rattrappito. Cosa mi rappresenta di preciso? Non è un comico, non è un giornalista, non è un presentatore. E’ una marionetta incapace di avere una utilità perfino come ammazza mosche. Sì, perché la sua sagacia non riuscirebbe a scalfire nemmeno un moscerino. Se a Che tempo che fa, gli ospiti si sedessero da soli davanti alla telecamera e facessero un monologo, sarebbe assolutamente uguale. Vada ogni giorno in chiesa ad accendere un cero alla Madonna perché solo un’influenza soprannaturale può far sì che una simile cagata di piccione possa guadagnare 500 mila euro in 4 giorni! Passi la quaresima a recitare rosari! 





E poi lei: Luciana Littizzetto. Inqualificabile. Una voce fastidiosa. Un umorismo che, personalmente, non mi fa ridere. E una bruttezza inaccettabile. E proprio in questo ultimo dato sta secondo me la chiave della sua (presunta) comicità. Sua e di una simile categoria di comiche italiane. Ricordate La volpe e l’uva di Esopo? La povera volpe, pur bramando di raggiungere l’uva, non riuscendoci perché fuori dalla sua portata, si consolava dicendosi che fosse acerba. E così lei. Luciana perché tutto questo livore nei confronti del sesso maschile? Perché ti riferisci al pene chiamandolo “Walter”? Walter mi ricorda Veltroni. Ti pare possa in qualche modo creare una qualche associazione di idee con un venerabile membro? Perché lo chiami “lombrico”? Inizia a sorgere in me un dubbio: non è che poco poco, anche Rocco Siffredi si troverebbe con lombrico in mezzo alle gambe (magari un capitone, ma non è la lunghezza a fare la differenza) al tuo cospetto? Sì perché, cara Luciana, c’è solo una parola che possa definirti: BRUTTA. Ma brutta senza speranza. Brutta da sempre. Quella bruttezza davanti alla quale nemmeno un elettroshock può far risvegliare una minchia! Effettivamente hai ragione a parlare di lombrichi: credo che di fronte a te lo sventurato membro vada a rintanarsi nell’ano del proprietario esattamente come un invertebrato! Essere brutte è una disgrazia, non una colpa. Ma nel tuo caso invece lo è. Ti mancano forse i soldi per andare da un chirurgo? Direi proprio di no. E allora perché ci devi ammorbare dapprima con la tua pessima presenza e poi con la tua ironia triste? Grazie a Dio, non tutte le donne sono come te. Crogiolarsi, che sia nel fango o nelle proprie sciagure, è un comportamento da suini non da esseri umani. Ma tu, furba, ci lucri! Ok, gli uomini, mediamente, sono degli stronzi. Ma sono anche convinta che gli uomini post rivoluzione sessuale siano sempre più fragili, insicuri, terrorizzati da donne che vogliono essere ( a volte in verità, sono) più forti di loro. E cosa ci ritroviamo poi? Maschi attaccati alle sottane delle madri, pronti a farsi manipolare da donne che gli danno una parvenza di sicurezza. Ci lamentiamo ma li sbeffeggiamo. No, a me non piace. A me questi maschi un po’ ghettizzati, questi metrosexual incerti, fanno sì rabbia ma soprattutto tenerezza. Essere donne forti non significa sopraffare gli uomini. Dopo secoli di soprusi dovremmo saperlo. Altrimenti ci trasformiamo da vittime in carnefici e i nostri nipoti si troveranno a dover richiedere le quote azzurre. Io, da donna, non voglio questo. Voglio uomini autonomi non panda da proteggere dall’estinzione. Per cui tu e le frustrate come te non generalizzate: è in te che c’è qualcosa che non va, non nei maschi italiani. Investi questi 500 mila euro di Sanremo da un bravo chirurgo: fatti rifare il naso, tirare le rughe, tagliare il doppiomento, alzare le tette, liposucchiare culo e ginocchia. Secondo me con 50 mila euro te la cavi! Prova ad avere una portamento da femmina e non da ippopotamo. Poi vedrai che guarderai agli uomini con un pochino più di serenità. Tutte (e tutti) te ne saremo grati. E forse sarai anche un po' più simpatica.

Buonanotte miei fedeli lettori e buona lettura domenicale

Vi bacio
SS